
....Il tempo dell’ente pubblico che pretende di provvedere a tutto, “dalla culla alla tomba”, è finito: solo aiutando persone e famiglie a essere più responsabili, mature e libere, anche nelle scelte inerenti il loro futuro, si potrà fronteggiare la crisi che il nostro Paese sta attraversando.....
di Giorgio Vittadini
TRACCE - febbraio 2008
Sta per essere attuato in Regione Lombardia un provvedimento fortemente innovativo rispetto a quanto si è fatto finora sul piano nazionale e nel panorama internazionale per dare attuazione al principio di sussidiarietà. Si tratta della “Dote”, resa possibile dalla legislazione regionale su istruzione e lavoro.
La Dote è un insieme di risorse in denaro e servizi, riservato a chi desiderasse utilizzarlo per sviluppare e valorizzare al meglio il suo capitale umano.
Tale strumento rivoluziona la modalità di sostenere il diritto all’istruzione, alla formazione professionale e al lavoro.
La persona, infatti, riceve la propria Dote sotto forma di voucher che le consente di acquistare beni e servizi presso diversi erogatori quali le scuole, gli enti di formazione accreditati e gli enti - sempre accreditati - per i servizi al lavoro.
Sul piano pratico, la Dote, nella sua componente di Dote-scuola, è un’evoluzione della politica che la Regione Lombardia ha messo in atto già da molti anni: la politica del buono scuola, che aveva come scopo di favorire la libertà di scelta delle famiglie tra il sistema pubblico di istruzione e il sistema privato.
Oggi, tale logica viene estesa e generalizzata, e mira non solo a sostenere la libertà di scelta di chi opta per le scuole private, ma anche ad aiutare le famiglie meno abbienti che mandano i loro figli alle scuole pubbliche, nonché a supportare chi vuole entrare nel sistema della formazione professionale o chi cerca lavoro.
Le Doti istituite e finanziate da Regione Lombardia (per un ammontare di 275 milioni di euro) sono infatti diverse a seconda delle diverse fasi della vita: oltre alla Dote-scuola, che consente l’accesso e/o la permanenza nella scuola, vi è una Dote per la formazione professionale, cui si aggiunge una Dote per facilitare l’accesso al lavoro.
Inoltre, la Dote assume un diverso valore in relazione alle caratteristiche della persona: ne premia il merito, se capace, e la sostiene se versa in situazione di bisogno economico o di disabilità.
Organizzare i propri interventi secondo la logica della Dote permette alla pubblica amministrazione anche di aumentare l’efficienza della propria azione, riducendo e semplificando l’apparato gestionale e burocratico.
Sul piano dell’efficacia, la Dote intende facilitare i cittadini attribuendo loro il contributo non come rimborso delle spese sostenute, bensì in anticipo. In questo modo si realizza il passaggio a una amministrazione che attribuisce risorse economiche direttamente alla persona, secondo la logica della sussidiarietà.
L’interesse per questo provvedimento è grande, sul piano ideale e sul piano pratico. Se l’esperimento riuscirà nel campo dell’istruzione, si potrà estendere ad altri settori dell’azione regionale, quali l’assistenza, la sanità e la cultura.
Il tempo dell’ente pubblico che pretende di provvedere a tutto, “dalla culla alla tomba”, è finito: solo aiutando persone e famiglie a essere più responsabili, mature e libere, anche nelle scelte inerenti il loro futuro, si potrà fronteggiare la crisi che il nostro Paese sta attraversando.
Nessun commento:
Posta un commento