martedì 11 settembre 2007

UN CAMMINO CON BEN CHIARA LA META


Il messaggio di Mariazell
di Francesco D'Agostino

Tratto da AVVENIRE del 9 settembre 2007
....il messaggio che proviene da Mariazell riguarda tutti gli uomini, perché è un messaggio cristiano, perché - come ogni messaggio cristiano - annuncia la verità di Cristo e assieme, e indissolubilmente, annuncia la verità dell'uomo.....



L'omelia che il Papa ha pronunciato nella mattinata di sabato a Mariazell ha un impianto fortemente cristologico. Guardare a Cristo è il tema che la struttura tutta: a Cristo raffigurato nel santuario come un bambino tra le braccia di Maria, a Cristo raffigurato sopra l'altare maggiore come un crocifisso che apre e stende le braccia verso il mondo.

In ambedue queste immagini, quella del bambino protetto dalla Madre e quella del morente che affida se stesso e il mondo intero a Dio, si riassume tutto ciò che il cristianesimo ha da dire sulla verità del mondo e dell'uomo. La verità non è arrogante, ma è umile; la verità non si manifesta a chi si chiude in se stesso, ma solo a chi sa aprirsi all'altro e aprirsi fino al limite estremo del sacrificio di sé.

A chi è rivolta questa omelia? Ai cristiani, certamente. Ma non a loro soltanto: essa è rivolta altrettanto certamente a tutti gli uomini "di buona volontà", a tutti coloro cioè che non si chiudono pregiudizialmente all'ascolto di qualunque messaggio che li riguardi. E il messaggio che proviene da Mariazell riguarda tutti gli uomini, perché è un messaggio cristiano, perché - come ogni messaggio cristiano - annuncia la verità di Cristo e assieme, e indissolubilmente, annuncia la verità dell'uomo. Basterà, per meglio rendere ragione di quanto detto, portare l'attenzione su due punti soltanto dell'omelia. Il primo riguarda il tema del pellegrinaggio e non a caso, dato che Mariazell è il più celebre santuario austriaco. Porsi in pellegrinaggio, spiega il Papa, significa individuare prima e camminare poi verso una meta. Il pellegrino, colui che ha scoperto che la vita non può ridursi a un vagabondaggio insensato, non è l'uomo che ha la certezza di arrivare alla meta, ma l'uomo che sa che la vita ha un senso solo se ci si prefigge una meta. La crisi spirituale del nostro tempo, spiega il Papa con parole tanto rapide quanto incisive, dipende in fondo solo da questo: ritenendosi incapaci di orientarsi alla verità, mo lti uomini d'oggi si rassegnano a vagabondare, rischiando di perdere definitivamente il senso stesso della differenza tra bene e male. Lo si vede in modo esemplare nelle vicende della scienza di oggi, sempre più potente a livello funzionale e sempre più miope (per non dire addirittura cieca) per quel che riguarda il bene dell'uomo.

Ma anche ad un secondo livello il tema del pellegrinaggio si rivela istruttivo per tutti. Mariazell è un santuario mariano: ed è all'amore che unisce la Vergine e il suo bambino che si rivolgono i pellegrini, che ben sanno in cuor loro come in questa immagine si riassuma tutto il fascino e il mistero dell'amore. L'amore infatti è ciò di cui tutti abbiamo bisogno, ma che nessuno può produrre con le proprie forze: l'amore lo si può solo ricevere come dono e solo come dono trasmettere agli altri. La crisi demografica che colpisce l'Europa, sostiene in Papa con parole delicate ma inequivocabili («l'Europa è divenuta povera di bambini»), è segno di una tragica crisi di amore e insieme di crisi di fiducia verso il futuro. E quando il futuro diviene non più credibile, perde forza ogni impegno sociale e morale. Non dalla ragione strutturata tecnologicamente, ma dalla ragione "illuminata dal cuore" dipendono la possibilità e la credibilità di ogni precetto morale e di ogni impegno sociale. È per questo che a tutti, proprio a tutti, il Papa rivolge l'invito a «guardare a Cristo» - a Cristo come Gesù bambino, a Cristo come al Crocifisso. Un invito ad ogni uomo perché guardi dentro di sé e scopra quello spazio, che è intollerabile che rimanga "vuoto", ma che da solo l'uomo non è in grado di riempire.

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