sabato 8 settembre 2007

IL FOGLIO 8 SETTEMBRE 2007

Il Foglio 8 settembre 2007
Roberto Colombo, Milano
Al direttore - L’assenso dell’Autorità britannica per la fertilizzazione e l’embriologia umana (Hfea) all’avvio degli esperimenti per la produzione di embrioni chimerici uomo-animale non costituisce solo un’ulteriore e gravissima strumentalizzazione, per un fine non procreativo, dei processi che presiedono ai primi passi della vita umana individuale, ma fa crollare anche la barriera biologica, antropologica ed etica che da sempre separa l’essere e l’inviolabile dignità dell’uomo dalle forme di vita animale, pur degne di rispetto.



L’uomo viene trattato come un animale da esperimento, manipolato nella sua genesi embrionale e distrutto, e l’animale viene coinvolto nel processo di sviluppo in vitro di un uomo a partire dal suo stesso genoma. Questa fondamentale considerazione, da sola, basterebbe a qualificare come inaccettabile e ripugnante la prospettiva aperta da alcuni ricercatori britannici. Inoltre, nessuna ragione scientifica (l’incremento delle conoscenze embriologiche), biomedica (l’ottenimento di linee di cellule staminali embrionali autologhe per studi di terapia cellulare), o etica e sociale (l’evitare il ricorso al prelievo e al commercio di ovociti della donna per scopi di ricerca) può essere addotta per tentare di giustificare gli esperimenti di microiniezione dell’intero genoma nucleare umano in cellule uovo di mammifero private del loro nucleo. E’ infatti possibile conoscere meglio lo sviluppo embrionale per altre vie sperimentali e ottenere cellule staminali autologhe potenzialmente utili per la terapia rigenerativa senza ricorrere all’embrione clonato, evitando così lo sfruttamento del corpo femminile per la disponibilità di ovociti. La presentazione gli esperimenti autorizzati nel Regno Unito come un passo ineludibile nel percorso verso nuove e promettenti forme di terapia delle malattie umane costituisce un tentativo deprecabile di inganno dei cittadini che passa attraverso il silenzio sui positivi risultati della ricerca sulle cellule staminali non embrionali e l’enfasi sul limite dei quattordici giorni posto allo sviluppo delle chimere uomo-animale. Ma è proprio quest’ultimo termine, lo stesso adottato dalla legislazione britannica per la ricerca sull’embrione umano, a tradire il presentimento degli stessi studiosi che ciò che si intenderebbe avvallare come un semplice aggregato di cellule chimeriche rappresenti in realtà un essere umano ai primissimi stadi del suo sviluppo, gravemente manipolato nella sua dimensione biologica e violentato nella sua dignità e nei suoi diritti. In Italia, la legge 40/2004 vieta simili esperimenti di chimerizzazione embrionale. Tuttavia, è auspicabile che il dibattito pubblico su di essi si svolga attraverso una informazione corretta e ragionevole su tutte le implicazioni scientifiche, etiche e sociali di queste ricerche.



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