mercoledì 3 ottobre 2007

CASTIGO SENZA DELITTO PER LE MOGLI DEI "TRADITORI"


Castigo senza delitto per le mogli dei "traditori"
di MARTINO CERVO
Il libro nero del terrore sovietico ha pagine rosa. Qualche anno fa, gli storici che hanno tolto dai lucchetti e dalla polvere gli archivi dei decenni peggiori del comunismo russo si sono imbattuti in una parola di cinque lettere e hanno avuto più di un problema a decrittarla: cos'era Alzhir?

Nome proprio, località, soprannome? Alzhir era un acronimo, di quelli usatissimi dalla burocrazia staliniana (il più noto è forse "gulag"): i funzionari abbreviavano così il «lager di Akmolinsk per le mogli dei traditori della patria». Uno dei tre gulag, il maggiore, nati in quei mesi per punire la responsabilità collegata, il castigo per un delitto attribuito per osmosi: consorti, vedove, madri, sorelle, dei detenuti politici, condannati in base all'estensibilissimo articolo 58 che costò il campo di concentramento ad Aleksandr Solzenycin. La vicenda dell'Alzhir viene alla luce per la prima volta in maniera completa grazie al lavoro di una studentessa, Ilaria Mancastroppa , il cui lavoro è stato rieditato e pubblicato da Russia Cristiana, e può essere letto nel prossimo numero della rivista "La Nuova Europa" , disponibile a partire dai prossimi giorni nelle librerie specializzate. La colpa oggettiva nella Costituzione La colpa di "familiare del nemico" era già codificata dal 1934 nel diritto sovietico. Nel '36 viene varata la celebre costituzione che per il poeta inglese Stephen Spender «soddisfa le più ambiziose promesse e speranze del liberalismo» e che, nell'analisi dei suoi connazionali Sydney e Beatrice Webb rende l'Unione sovietica «la più ampia e la più egualitaria democrazia del mondo». L'anno dopo (23 maggio 1937) il Politburo precisa che la giusta pena per i Csir (membri della famiglia di un traditore della patria) è la deportazione nelle repubbliche dell'Asia centrale e nella Siberia occidentale. All'inizio di luglio disguidi logistici suggeriscono al capo della polizia segreta Ezov di sospendere i trasferimenti coatti: mancano strutture ricettive adeguate. L'ordine 00758 del 3 dicembre 1937 è la soluzione che serviva: una sezione del Karlag (contrazione di lager di Karaganda, in Kazakhstan), creato negli anni '30, viene espressamente destinata ad ospitare la sezione speciale dell'Alzhir. Dedicata esclusivamente a donne legate ai nemici politici, anche se vedove o con prole al seguito. In molti casi l'assoluzione, la riabilitazione o la morte del consorte erano perfettamente irrilevanti ai fini della vita delle donne dell'Alzhir. In un'improponibile scala dell'orrore, il lager di Akmolinsk tocca vette surreali: le persone qui rinchiuse, a centinaia di chilometri dalle famiglie, sono ai lavori forzati in regime di isolamento, col divieto di spedire e ricevere pacchi da chiunque. È la perfetta realizzazione della colpa collettiva e "oggettiva". L'annullamento dell'uomo in nome dell'idea e del potere si realizza fino a stroncare qualsiasi legame costruito dal "reo" politico: spose, figli, madri, vedove. Il periodo di massima attività dell'Alzhir (1938-'39) potrebbe far pensare che questa logica sia collegata all'inasprimento del terrore effettivamente verificatosi alla fine degli anni '30 dopo la morte di Kyrov. Tuttavia, non è che l'algida e coerente applicazione del criterio che ha fatto irruzione ed è esploso nella storia russa con l'Ottobre di 90 anni fa: la formula Csir era stata coniata nel 1919, a pochi mesi dalla stabilizzazione del potere bolscevico. Il 17 maggio del 1922 Lenin invia al commissario del popolo per la giustizia Kurskij una missiva in cui segnala la necessità di un articolo che preveda pene pesantissime per «chi aiuta oggettivamente o può aiutare» la borghesia mondiale. È questa filosofia del diritto che consente, negli anni successivi e poi con l'avvento di Stalin, il perfezionamento e la diversificazione tra Zhin (moglie di un nemico del popolo), Zhir (moglie di un traditore della patria), Csir (membro della famiglia di un traditore della patria), Rvn (parente di un nemico del popolo), cui si affiancano amici, ex mogli, amanti, ex amanti, autisti, domestiche. Ciascuno con le proprie pene. L'umiliazione del taglio dei capelli
All'Alzhir sono finite non meno di 20 mila donne, cui è ragionevole associare un numero non molto inferiore di bambini, spesso neonati, consegnati nella quasi totalità dei casi a istituti di rieducazione e mai più riaffidati alle famiglie. Una goccia, nel mare dei milioni di morti dei gulag, ma che forse più di ogni altra rende emblematicamente la sua natura. Dal buio di Akmolinsk sono arrivati a noi, grazie all'attività di gruppi e associazioni custodi della memoria dei deportati, scampoli di vite sommerse. Alcune di queste storie, riportate su "La Nuova Europa", sono barlumi nella notte. Le detenute dell'Alzhir, alla sera, si radunavano ad ascoltare una compagna che recitava per loro un capitolo a sera dei più noti romanzi russi. Nel gulag era nato anche un coro, che si esibiva in arie di Strauss e Ciajkovskij. Altre rinchiuse si erano specializzate nel lavoro al ricamo; nelle condizioni disastrose del lager, coloravano i fili per tessere con gli scarti delle verdure. I prodotti erano così belli da ricevere ordini di acquisto da Mosca e Kiev: estrema testimonianza dell'eroismo di restare donne in una condizione in cui tutto portava a negarlo. Un gruppo di georgiane, note per la lunghezza dei capelli e per la cura nel tenerli, nel '38 vengono sottoposte, come tutte le ospiti, alla rasatura di rito. Le loro grida sconvolgono tutto l'Alzhir. Racconta una reduce: «Il dolore era talmente grande, e il pianto così forte, che le guardie finirono per lasciare loro i capelli».
Foto: .PRIGIONIERE NELLE BARACCHE Nella foto grande al centro, un gruppo di donne recluse in una spoglia baracca all'interno di un gulag sovietico. Nella foto a fianco, "Sullo sgabello", disegno di L. Pokrovskaja, ex prigioniera dell'Alzhir, il lager di Akmolisnk in cui venivano rinchiuse le mogli dei "traditori della patria"
IN LIBRERIA LA RIVISTA La vicenda dell'Alzhir è ricostruita in un saggio che uscirà sul prossimo numero della rivista "La Nuova Europa", a cura dell'associazione "Russia Cristiana". Contatti: mail rcediz@tin.it, telefono 035/294021, sito web: www.russiacristiana.org


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