giovedì 18 ottobre 2007

COMUNICATO STAMPA DI MEDICINA E PERSONA

Milano 17 ottobre 2007
Rispettare le competenze per non stravolgerle è il primo modo di fare giustizia.
Comprendiamo che questo diventa difficile se manca un senso della malattia e del dolore, soprattutto se questo dolore è di chi vive accanto a noi.


In merito alla Sentenza della Corte di Cassazione di Milano, n. 21748 del 16 ottobre, sul
caso di Eluana Englaro, comunichiamo quanto segue:


- non è compito di un giudice stabilire criteri clinici in base ai quali dichiarare non più
assistibile un paziente

- in medicina, il giudizio di irreversibilità di una condizione patologica, qualunque essa
sia, non è criterio sufficiente per richiedere la sospensione delle cure: con questa
sentenza viene data priorità assoluta a una selezione della persona, in base al solo
criterio della qualità della vita

- la letteratura scientifica internazionale riconosce unanimemente lo stato di
irreversibilità di un paziente solo nel caso di “morte cerebrale”

- va precisato che la condizione di “stato vegetativo permanente” non è mai
identificabile con uno stato di “coma irreversibile” dal quale si differenzia per la
presenza di risveglio spontaneo o stimolato, di attività elettrica cerebrale presente e
variabile, di movimenti di apertura degli occhi spontanei o sotto stimolo ambientale.
Inoltre il concetto di “permanenza” di stato vegetativo oggi non è più utilizzato per
l’evidenza di risvegli anche molto tardivi

- il paziente in stato vegetativo persistente non è un paziente terminale (Nathan D.
Zasler, NeuroRehabilitation, 2004) e per questo è inappropriato e antiscientifico
legare la sua “idoneità a vivere” ad una eventuale condizione di reversibilità


Rispettare le competenze per non stravolgerle è il primo modo di fare giustizia.
Comprendiamo che questo diventa difficile se manca un senso della malattia e del dolore, soprattutto se questo dolore è di chi vive accanto a noi. Ma non è inventando modalità di gestione scientifiche (inesistenti) o legali (future) che sarà possibile risolvere il dramma di una vita diversa. Si tratterebbe infatti di una nuova violenza, come quella di una condanna a morte, perpetrata per legge e in nome di una falsa pietà.


Medicina e Persona

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