lunedì 15 ottobre 2007

RICORDIAMO DON GIUSSANI GUIDATI DA PADRE SCALFI

Oggi 15 ottobre e' la data di nascita di don Giussani(anche del mio Giovanni) lo ricordiamo con questa intervista a padre Scalfi.
Anche padre Scalfi ha compiuto gli anni il 12 ottobre (84)
Il direttore del Centro Russia Cristiana di Seriate per 30 anni ha abitato nella stessa casa
«Anche grazie a lui il dialogo con gli ortodossi. I suoi pilastri: cultura, missione e carità»



Nel suo studio stracolmo di libri ordinati su semplici scaffali, padre Romano Scalfi, 82 anni, direttore del Centro studi Russia Cristiana che ha sede a Seriate, ricorda la figura di monsignor Luigi Giussani, fondatore di Comunione e liberazione, scomparso martedì [22 febbraio] scorso. Con monsignor Giussani, padre Scalfì ha condiviso per oltre trent'anni la stessa abitazione a Milano. «Abitavamo in una casetta, lui al piano di sotto, io al primo piano e per questa particolarità mi chiamava scherzosamente "superiore"», rammenta padre Scalfì.

Padre, lei che lo ha conosciuto così da vicino, fianco a fianco per oltre tre lunghi decenni, chi era monsignor Luigi Giussani?

«Era ed è un genio che ha scoperto nella semplicità il metodo per far rinascere il cristianesimo. È andato alle origini, ha preso la figura di Cristo calandola nel presente, facendo della fede una maturazione intima dell'uomo. In don Giussani non c'è la preoccupazione di adeguare la fede alla modernità, anzi il processo è proprio l'inverso: è la fede che diventa l'espressione più adeguata all'esigenza dell'uomo di oggi».

Come vi siete conosciuti? Ricorda il vostro primo incontro?

«Era il 1957 a Milano. Io avevo terminato i miei studi al Russicum di Roma, una fondazione voluta da Papa Pio XI per preparare sacerdoti per la Russia, affinché si annunciasse il Vangelo. Se la Russia addestrava i soldati per combattere guerre, la Chiesa preparava sacerdoti per diffondere la pace. Anche se eravamo molto preparati, noi sacerdoti del Russicum non eravamo compresi da molta parte della Chiesa. A Milano incontrai don Giussani. Ricordo che mi accolse con una cordialità che ancora oggi mi rimane viva, non aveva nessun pregiudizio per il nostro lavoro, e mi accolse, mi aiutò nel mio compito. Per molti anni abbiamo condiviso così la stessa casa in via Statuto a Milano».



Don Giussani con un gruppo di giovani

Quali momenti della giornata condividevate?

«Don Giussani era sempre molto impegnato, riceveva giovani, aveva mille attività. Un uomo straordinario per il suo impegno e per la sua attenzione verso chiunque e verso diversi settori. Solitamente ci trovavamo per il tè del pomeriggio. Ricordo che c'era con noi un altro sacerdote che non apprezzava l'opera di Gioventù studentesca, diciamo che era abbastanza contrario e non mancava mai di esprimere il suo disappunto. Ebbene don Giussani lo ascoltava, erano su due posizioni così diverse, eppure c'era questo rispetto nell'ascolto e nel dialogo. Rimasi molto colpito, quando dopo alcuni anni questo sacerdote se ne andò per altri impegni pastorali e don Giussani pianse, come se avesse perso un fratello».

In questi incontri quasi quotidiani, di che cosa parlavate?

«Aveva un'apertura mentale estremamente interessante. I pilastri del suo metodo: cultura, missione e carità, li ritrovava in alcuni aspetti della cultura teologica russa della seconda metà dell'Ottocento. Devo ammettere che io ho trovato un'assonanza tra Giussani e questa teologia russa».

In che senso?

«Cito un testo del grande teologo laico Vladimir Soloviev "La conoscenza integrale", nel quale c'è una risposta indiretta ma efficace al pensiero occidentale che si basa tutto su Cartesio e sulla ragione. Riscoprendo la tradizione dei padri ortodossi, la conoscenza integrale consiste nel comprendere l'uomo non solo dalla ragione, ma in un quadro più completo che abbraccia l'affettività, l'esperienza, la comunione. La comunione che poi è nel nome del movimento è proprio questa comprensione integrale, dove c'è assoluta libertà e assoluto amore, se non c'è questa esperienza di comunione il pensiero diventa vuota ideologia».



Padre Romano Scalfi

Don Giussani l'aiutò molto anche nel realizzare il progetto della Fondazione Russia Cristiana?

«Sì, ci indicò la possibilità di venire a Bergamo, dove poi trovammo Betty Ambiveri. Oggi abbiamo una sede a Milano, anche se il nostro centro delle attività è a Seriate, dove abbiamo oltre 25 mila volumi. Giussani ha fatto molto per noi. Grazie al suo aiuto oggi possiamo dire che il progetto "100 libri", con i quali i testi dei maggiori teologi cattolici sono tradotti e distribuiti nei seminari ortodossi, è anche opera sua che ci spinse a credere in questo dialogo, in questa comunione con la Chiesa ortodossa».

Anche se tra la Chiesa cattolica e il patriarcato ortodosso russo non sembra tempo di rapporti felici.

«Vede, don Giussani credeva alla comunione, alla fratellanza tra persone. La nostra opera in Russia ha portato a grandi risultati, a collaborazioni tra seminari, quindi con la base, con i credenti. I rapporti diplomatici tra gli alti vertici possono essere favoriti da queste collaborazioni di base, più difficile sarebbe il procedimento contrario calato dall'alto. Poi c'è un particolare, la Russia dopo le apparizioni di Fatima è stata affidata alla protezione di Maria. Don Giussani non ha mai mancato di affidare la sua vita alla Madonna, ma il suo non era un semplice devozionismo. Per lui la Madonna era il metodo usato da Dio per l'incarnazione, quindi l'uomo è chiamato ad affidarsi a Maria che è strumento per intercedere a Dio, affinché possa essere redento».

Davide Agazzi

[da L'ECO di BERGAMO di venerdì 25 febbraio 2005]



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