domenica 21 ottobre 2007

SE IL PADRE ALZA LE BRACCIA DATE A NOI UN PO' DI QUEL PESO

DAVIDE RONDONI
AVVENIRE 19 OTTOBRE 2007
Invece che dire: aiutiamo se la famiglia non ce la fa. Invece che dire: è un mistero la vita così, ma vita è, sosteniamola finché si deve e riesce, si arriva ad equiparare di fatto l’alimentazione artificiale a un accanimento terapeutico. E si dice: sospendete l’acqua, il cibo, muoia di fame lei che nemmeno un tremendo incidente aveva spento del tutto.


Eluana come Terry. Fiori insopportabili di vita. Nel loro silenzio, nella loro infermità.
Ragazze come cespi di fiori e di spine che ci feriscono, ci affascinano. Ci inciampano il cammino. Finché arriva qualcuno, un giudice, una corte –qualcosa sempre senza faccia, senza mandato popolare, ma eletto da colleghi, da caste come si dice oggi – a dire: staccate la spina, smettete di darle da bere.
Invece che dire: aiutiamo se la famiglia non ce la fa. Invece che dire: è un mistero la vita così, ma vita è, sosteniamola finché si deve e riesce, si arriva ad equiparare di fatto l’alimentazione artificiale a un accanimento terapeutico. E si dice: sospendete l’acqua, il cibo, muoia di fame lei che nemmeno un tremendo incidente aveva spento del tutto. Si vanno a prendere frasi lontane nel tempo per suscitare facili sentimenti, per dimostrare che lei no, non avrebbe voluto vivere così. Ma quante volte noi stessi abbiamo detto frasi e poi abbiamo sopportato vicende che non credevamo sopportabili. E poi: crediamo che Eluana sia solo quel che noi vediamo di lei? Come mai siamo così spietati proprio verso i più deboli? In genere, delle persone pensiamo sempre che ci sia un segreto nella loro personalità, un mistero, qualcosa che ci sfugge dietro le apparenze.
Interi rotocalchi effondono inchieste, test, e articolesse sui misteri della personalità di vip, mezzi vip etc etc. Invece con questo genere di ammalati diventiamo immediatamente superficiali. E pensiamo che loro siano 'solo' quello che vediamo, che misuriamo. E allora Eluana, Terry diventano solo un sacco di roba già morta, inutile da irrigare. Come una terra da abbandonare. E come accade ogni volta che l’amore perde, la parola passa ai giudici.
Alcuni di loro, come nel caso della Cassazione, naturalmente si prendono il diritto di dire quali sono le condizioni perché una vita sia da considerare tale.
È il sogno di ogni giudice supremo poterlo fare. Giudicare su vita e morte. Un sottile fascino. Magari mascherato sotto l’esibizione di un linguaggio forbito, pieno di volute in giuridichese e di buoni sentimenti. Ma che crolla di fronte a un argomentare serio.
Così, i giudici della Cassazione si mettono al posto del legislatore, e aprono falle, mettono condizioni e aggirano i fatti. Seminando una certa inquietudine. Alla soddisfatta ambizione di certi giudici, oppongo la semplicità del popolo. Di coloro che se vedono uno che fa fatica, provano ad aiutarlo. E dunque di fronte alla vita difficile di Eluana, e a quella eroica dei suoi, dico: date a noi un po’ di quel peso. Datelo a me. Vediamo come fare ad aiutare, invece che far morire di fame (di fame!) la ragazza Eluana che era bella era forte, e ora è bella d’ulteriore beltà e forte di una forza non nostra che in vita la tiene.
È comprensibile che il padre non ce la faccia più.
Nessuno lo giudichi. Ma nemmeno si lasci morire una ragazza. Lasciar la decisione ai giudici, è un modo tremendo per lavarsi la coscienza, per non farsi carico di questo 'scandalo' della vita, che resta anche quando non è come la desideriamo. Si facciano avanti piuttosto i medici, coloro che hanno responsabilità diretta. Ci dicano loro, che hanno le mani e la coscienza coinvolta con il caso se si tratta di accanimento o no. Ma se è cura, la si faccia. Se vogliono altro – i medici, gli amici – la si chiami col nome vero, toglier la vita. E pensino se è cosa da medici, da amici. Non consegniamo Eluana a uno sterile dibattito di carte.
Ognuno faccia la sua parte. Se il padre alza le mani, esausto, parli il medico, e parlino gli amici. E parlino coloro che magari sono disposti ad 'adottare' una vita così. Io tra questi metto la mia firma.

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