martedì 9 ottobre 2007

L'UNICEF A SOSTEGNO DI UNA NUOVA CAMPAGNA ONU PER L'ABORTO










lun 8 ott di Samantha Singson
MA ALLORA LA LUNA E' PROPRIO UNA FORMAGGIA!!!!!
L'articolo messo all'interno dimostra proprio come si voglia manipolare la realta'.
In nome di un bene comune,di un desiderio buono verso le donne si intrapprendono strade a volte assurde e contro il bene.
Si manipolano poi numeri a proprio uso e consumo.

“i dati sulla mortalità materna e altre cause di morte sono spesso indisponibili o, quando disponibili, sono inaffidabili a causa delle deficienze nei sistemi di registrazione dei dati”. Joseph Chemie, ex capo della Divisione Demografica dell’ONU (organismo statistico ufficiale), afferma che la cifra di 500mila usata per le morti materne non può essere verificata e perciò rifiuta di usarla.

In Irlanda, dove l’aborto è tuttora illegale, si registra uno dei più bassi tassi di mortalità materna al mondo. Al contrario, negli Stati Uniti, dove dal 1973 è possibile l’aborto su richiesta, quest’anno c'è stato un aumento della mortalità materna. Il prossimo appuntamento della campagna Deliver Now è la “Women Deliver Conference” che si svolgerà a Londra dal 18 al 20 ottobre, fortemente centrata sui diritti all’aborto.


Una nuova iniziativa globale, che include un invito a legalizzare l’aborto, è stata lanciata a New York la scorsa settimana da diverse agenzie dell’ONU e Organizzazioni non governative (ONG). Tra i patrocinatori dell’iniziativa – denominata Deliver Now for Women and Children (Agisci ora per donne e bambini) – c’è anche il Fondo delle Nazioni Unite per i bambini (UNICEF), un’agenzia che ufficialmente continua a negare ogni proprio sostegno all’aborto sotto qualsiasi forma esso sia. Presentata come una campagna facente parte dei Millennium Development Goals (gli Obiettivi del Millennio decisi dall’ONU nel 2000) per sensibilizzare sulla salute delle donne e dei bambini, il programma di “Deliver Now” prevede tra l’altro un invito all’ “aborto sicuro”, che è sinonimo di aborto legale. La campagna è coordinata dalla Partnership for Maternal, Newborn & Child Health, diretta da Kul Gautam, vice direttore esecutivo dell’UNICEF e assistente del Segretario generale dell’ONU, e i cui membri comprendono tra gli altri: la Fondazione Bill & Melinda Gates, la International Planned Parenthood Federation (IPPF), le agenzie per lo sviluppo di Stati Uniti, Regno Unito, Canada e Bangladesh, nonché Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e Fondo ONU per la Popolazione (UNFPA). La campagna elenca un numero di serie malattie che hanno conseguenze sulla salute materna e conclude che “la maggior parte delle morti potrebbe essere prevenuta se le donne avessero accesso a cure professionali”. Deliver Now considera tra le “quality care” (cure qualificate) “servizi prima e durante la gravidanza, nascita e periodo post-parto, così come l’aborto sicuro”. Il sito web di Deliver Now presenta questa durissimo slogan: “Oltre 10milioni di morti l’anno. Troppe per poterle ignorare”. Questa enorme cifra è la sintesi di due dati: il numero di bambini morti ogni anno per qualsiasi causa, all’incirca 10 milioni, e il numero di donne morte per cause legate alla maternità, una cifra (altamente sospetta) che diverse agenzie dell’Onu fissano a 500mila. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la mortalità infantile è calcolata da fonti ufficiali che comprendono i dati di nascite e morti derivate da registrazioni, censimenti e/o rilevamenti nelle famiglie. Dall’altra parte, le statistiche sulla mortalità materna, nel migliore dei casi, sono stime quantomeno discutibili. Secondo l’OMS - la fonte principale delle statistiche sulla mortalità materna – “i dati sulla mortalità materna e altre cause di morte sono spesso indisponibili o, quando disponibili, sono inaffidabili a causa delle deficienze nei sistemi di registrazione dei dati”. Joseph Chemie, ex capo della Divisione Demografica dell’ONU (organismo statistico ufficiale), afferma che la cifra di 500mila usata per le morti materne non può essere verificata e perciò rifiuta di usarla. Le ONG pro-family all’ONU temono che l’attenzione sproporzionata all’aborto sicuro, basata su dati inaffidabili riguardo alla mortalità materna, distolga attenzione e risorse dai veri rischi per la salute delle donne incinte nei Paesi in via di sviluppo, che – secondo gli esperti – sono emorragie, eclampsia e travaglio ostruito. Per stessa ammissione dell’UNFPA, nel Rapporto del 2004, i più importanti mezzi per ridurre la mortalità materna non sono l’accesso ai contraccettivi e all’aborto legale, ma la presenza di personale sanitario preparato e l’accesso alle cure ostetriche d’emergenza. I sostenitori dell’aborto spesso legano “aborto insicuro” e mortalità materna per spingere alla legalizzazione del cosiddetto aborto “sicuro”. I critici fanno notare che in Polonia, dove l’aborto è stato drasticamente limitato nel 1993, il paese ha mostrato da allora un rapido calo nel tasso di aborto e anche della mortalità materna. In Irlanda, dove l’aborto è tuttora illegale, si registra uno dei più bassi tassi di mortalità materna al mondo. Al contrario, negli Stati Uniti, dove dal 1973 è possibile l’aborto su richiesta, quest’anno c'è stato un aumento della mortalità materna. Il prossimo appuntamento della campagna Deliver Now è la “Women Deliver Conference” che si svolgerà a Londra dal 18 al 20 ottobre, fortemente centrata sui diritti all’aborto.
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