domenica 7 ottobre 2007

UN AMEN PER LE PAROLE CROCIATE


Un «Amen» per le parole crociate?
Mi è venuto in mente un'immagine di Lewis come al solito tagliente e acuto: «Il Paradiso è quando l'uomo dice a Dio "sia fatta la tua volontà", l'Inferno è quando Dio dice all'uomo "sia fatta la tua volontà".» Quanta terribile libertà in questa immagine! «Amen» in fondo vuol dire proprio questo: «così sia, la tua volontà diventa anche la mia».

Andrea Monda

In Austria, il Papa, con la solita chiarezza cristallina, ha affermato che «Di fatto, la nostra fede si oppone decisamente alla rassegnazione che considera l'uomo incapace della verità - come se questa fosse troppo grande per lui». Nel mio piccolo anch'io ho sempre pensato che la fede è l'antitesi della rassegnazione, ma questa affermazione di Benedetto XVI mi ha fatto tirare un respiro di sollievo. Era accaduto infatti, qualche tempo prima, un piccolo episodio che mi aveva procurato un po' di apprensione. Qualche domeniche fa stavo sotto l'ombrellone, compilando un gioco di parole crociate de "La Settimana Enigmistica" quando ho trovato una domanda insidiosa, che non riuscivo a risolvere: la definizione del 45 verticale, era: «Lo dicono i rassegnati». La parola da trovare era di quattro lettere. Forse voi ci siete già arrivati ma io invece non riuscivo a trovare la soluzione e non l'ho trovata ma solo «ricostruita» rispondendo alle altre definizioni attigue al 45 verticale. La parola era: «Amen». Ho alzato lo sguardo dalla rivista e mi sono fermato un attimo, per riflettere. «Amen»: era la parola che avevo proferito neanche un'ora prima, a messa, in particolare nel momento in cui avevo ricevuto il corpo di Cristo. Era stato un gesto di rassegnazione quello di aprire la bocca e tendere la lingua per far entrare Dio dentro di me? «Amen»: «così sia» dicevo da bambino, ascoltando i più anziani della mia vasta famiglia meridionale. Mi è venuto in mente un'immagine di Lewis come al solito tagliente e acuto: «Il Paradiso è quando l'uomo dice a Dio "sia fatta la tua volontà", l'Inferno è quando Dio dice all'uomo "sia fatta la tua volontà".» Quanta terribile libertà in questa immagine! «Amen» in fondo vuol dire proprio questo: «così sia, la tua volontà diventa anche la mia». È' la preghiera di Cristo nel Getsemani. È la preghiera di un rassegnato? O, meglio: un rassegnato può pregare? In altri termini: la fede, che quella parolina ebraica di quattro lettere così efficacemente esprime, ha a che fare con la speranza o con la rassegnazione? Ho pensato a tutti i milioni di credenti, non solo cristiani ma anche ebrei e musulmani, che ogni giorno pregano nel mondo, dicendo il loro «Amen». Milioni di rassegnati? Preso da un sottile disagio ho quindi chiesto quindi in giro, sulla spiaggia, a qualcuno degli amici se anche secondo loro quella definizione era quantomeno «forzata». Ma quasi tutti mi hanno spiegato che, «nel linguaggio comune», «amen» è un'espressione di rassegnazione, come a dire: «ok, non si può fare più nulla, cambiamo pagina». Ho fatto un po' fatica a capire, ma alla fine mi son dovuto rassegnare (ma senza dire «amen») e ho preso atto che, almeno a livello di «communis opinio», c'è un po' di rassegnazione in questa piccola parola che invece, per me, aveva a che fare con la Speranza e con la Verità (e in effetti nell'ebraico, c'è uno stretto legame tra «Amen» ed «Emet», Verità). Ma la cosa non mi andava giù, anche perché l'ho sempre pensata come Péguy, quando esalta la speranza, la più piccola, e per questo la più grande, delle tre virtù teologali, «forse quella più gradita a Dio. / Che è certamente la più difficile [...]» «Questa piccola speranza che sembra una cosina da nulla. / Questa speranza bambina. / Immortale. [..] La Speranza è una bambina insignificante. […] Ma è proprio questa bambina che attraverserà i mondi. […] E' lei, questa piccola, che spinge avanti ogni cosa». È lei che spinge anche il Papa, questo piccolo uomo che, a sua volta, spinge avanti gli uomini che vogliono ascoltarlo, gli uomini che dicono «Amen», gli uomini che non vogliono rassegnarsi.









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