venerdì 19 ottobre 2007

LA CASA DOVE CI SI RISVEGLIA DAL SONNO NERO DEL COMA


In questi giorni si continua a parlare di Eluana della sua sorte.
Quest'articolo non giudica ma propone.
C'e' la possibilita' di vivere la stessa circostanza con modalita' differenti.
"la vita e' arcigna con chi le mette il muso"
...Ci sono fatti, quando toccano a te, che ti ribaltano la vita. Molti se ne fanno travolgere, e restano increduli, inebetiti, e poi maturano una furibonda, gelida incazzatura. Come Giuseppe Englaro, il padre di Eluana. E ci son quelli che si rigirano tra le mani il grumo nero di questa tragedia che gli è piombata addosso come un direttissimo e si domandano se dentro il grumo nero non ci sia un segno da scoprire, una scintilla che indichi una strada, un percorso, un'epifania che aspetta di essere disvelata....


Voci d’ombra - gio 18 ott
Un ospedale-famiglia voluto dai genitori di Luca, morto nel ’98
di Luciano Gulli

Tratto da IL GIORNALE del 18 ottobre 2007




Ci sono 10 moduli abitativi, e a ciascuno hanno dato un nome. Tipo: «Vedo», «Sento», «Esisto», «Cerco», «Sogno».
I nomi li ha scelti il comico Alessandro Bergonzoni, che a questi ragazzi vuol bene, e quando passa di qui ci si fa delle gran risate. Sono nomi gentili, quelli dei «moduli»; ma è come se fossero accompagnati da un punto esclamativo. Dietro ciascuno di essi si sente la voglia, una voglia pazzesca, di farcela. Altro che eutanasia.

Al modulo 5 hanno dato per nome questo: «Scelgo». Simone, che ha 18 anni, ed è di Pontedera, abita qui. Un ciuffetto di capelli neri, il buco della tracheostomia ancora da rabberciare, gli occhi neri persi nel vuoto, la bocca che si muove a scatti, come se volesse articolare parole che non vengono. Un incidente stradale, roba dell’anno scorso. Le mani, rattrappite, stringono due cuscini. C'è la mamma, vicino a lui, e le foto degli amici alla parete.

Cristian, così, senz'acca, invece è già andato a casa. Si è fatto due anni tra coma e stato vegetativo. Poi un bel giorno si è svegliato, e per farla breve ecco cos'è successo: che al primo esame, all'università di Ravenna (frequenta un corso di restauro) ha preso 26.

Quelli come Cristian, una volta li buttavano.

Se sono vivi, Simone, Cristian e gli altri, un po' lo devono a Fulvio De Nigris, 55 anni, addetto stampa del Comune di Bologna, da 9 anni distaccato all'associazione «Gli amici di Luca» per il progetto «La casa del risveglio».

Luca era suo figlio. Gli morì a 15 anni, nel '98. Un'operazione andata male. Il coma, lo stato vegetativo, un dito che comincia a muoversi dopo otto mesi di dai e dai, i primi segni del risveglio. Poi, la notte fra il 7 e l'8 gennaio del '98, Luca muore nel sonno.

Ci sono fatti, quando toccano a te, che ti ribaltano la vita. Molti se ne fanno travolgere, e restano increduli, inebetiti, e poi maturano una furibonda, gelida incazzatura. Come Giuseppe Englaro, il padre di Eluana. E ci son quelli che si rigirano tra le mani il grumo nero di questa tragedia che gli è piombata addosso come un direttissimo e si domandano se dentro il grumo nero non ci sia un segno da scoprire, una scintilla che indichi una strada, un percorso, un'epifania che aspetta di essere disvelata. Fulvio De Nigris è di questi.

Anche a lui avevano detto che non c'era niente da fare; che quel bambino non ce l'avrebbe fatta. «Ma io trovavo ingiusta, inaccettabile quella diagnosi così certa, così sicura, su una cosa che certa non è» dice ora, affondando la barba nel petto.

La «Casa dei risvegli», intitolata a Luca De Nigris, è nata così: da una incazzatura con la vita, ma girata in positivo, alla cerca di un risarcimento da parte della vita. La struttura, sorta accanto ai padiglioni dell'ospedale «Bellaria», a San Lazzaro, è magnifica, bella e funzionale. Con la palestra, la piscina e il laboratorio teatrale. Perché anche il teatro, e la musica, servono a innescare certi processi di riabilitazione.

Mentre De Nigris mi parla, dalle stanze aperte dei «moduli», che poi sono degli appartamentini impeccabili con comodo di giardinetto e il divano letto per i familiari, si sentono le voci delle mamme: «Marco... Marco...» chiama una. Chiama da mesi. Un'altra, indicandomi al figlio: «Questo è un giornalista, guarda. Anche tu un giorno tornerai a scrivere, vero?». Ci sono due occhi che si girano verso di me, ma mi attraversano senza vedermi. E il magone è duro da mandar giù.

Eutanasia? «Inorridisco a sentire la parola - dice Fulvio De Nigris -. Io capisco il padre di Eluana, ma noi abbiamo fatto un'altra scelta. È la battaglia della vita che ci interessa».

E ancora: «Il coma è una malattia della famiglia. Non sta male solo chi è laggiù, sprofondato in un letto. Perciò, se una famiglia vuole essere aiutata a sperare, io dico: perché no? E un'altra cosa dico: che ne val sempre la pena».

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