mercoledì 17 ottobre 2007

LA COLPA DEL" BRAVO FILOSOFO":PENSARLA COME LA CHIESA

Il dibattito sulla bioetica e un recente intervento di Maffettone
Francesco D’Agostino

Tratto da AVVENIRE del 15 ottobre 2007



Sul Sole-24 Ore di domenica 7 ottobre Sebastiano Maffettone recensisce, non lesinando elogi, l’ultimo libro di Stefano Semplici, Bioetica. Semplici, ci spiega Maffettone, è «un bravo filosofo», il suo libro ispira «simpatia immediata», perché è «informato e ben scritto»; della sua «disponibilità dialogica appare difficile dubitare», il suo elogio della ragione pubblica e della deliberazione democratica è indubbiamente «sincero». «Eppure un problema resta».

Semplici «non nasconde la sua militanza cattolica»; Maffettone non lo critica assolutamente per questo, anche perché – ribadisce – Semplici non si limita a dichiarare quali sono le sue idee, ma spiega «le ragioni laiche per cui le ha». Il punto è un altro: «Le tesi sostanziali» che Semplici espone nel suo libro «coincidono quasi sempre con quelle della più potente lobby bioetica del mondo». «Non c’è qualcosa di strano?», conclude, pensoso, Maffettone. In effetti, qualcosa di strano c’è: il fatto che Maffettone si ponga questa domanda e ancor più che la ponga ai suoi lettori, invitandoli, forse non intenzionalmente, a un piccolo, ma inutile sforzo di dietrologia.

Che senso ha chiedersi cosa ci sia dietro questa coincidenza tra le tesi bioetiche difese da Semplici e quelle che vengono 'lobbisticamente' proposte dalla Chiesa, una volta preso atto che Semplici «non nasconde la sua militanza cattolica» e che (ciò nonostante!) è «un bravo filosofo»? Sembra evidente pensare che le due cose possano benissimo associarsi e che la loro associazione non sia affatto 'strana'. Ma allora che resta della domanda di Maffettone?

Sul piano della critica delle idee (in questo caso, delle idee di Semplici) assolutamente nulla.

Su di un altro piano, invece, la domanda di Maffettone possiede un proprio rilievo e merita una qualche riflessione. Lasciamo stare la qualifica della Chiesa come di una 'lobby bioetica': è una piccola caduta di stile, adatta più ad alcuni rozzi laicisti, che ad uno studioso autorevole quale Maffettone indubbiamente è. Riflettiamo invece su un altro punto, sul fatto che le tesi bioetiche di questa 'lobby' coincidono puntualmente con quelle di un «bravo filosofo», di sicura «disponibilità dialogica», che utilizza le argomentazioni laiche proprie della 'ragione pubblica'. Dunque: anche se lobbistiche, le tesi della Chiesa in ambito bioetico sono: a) rispettabili teoreticamente; b) argomentabili laicamente, cioè razionalmente e quindi prive di ipoteche esclusivamente dogmatiche; c) e costituiscono un corpo coerente nel suo insieme. Nessuna meraviglia per chi pensi che alle spalle della 'bioetica cattolica' ci sono duemila anni di elaborazioni teologiche e filosofiche, tutte ispirate all’aureo principio della lettera di S. Pietro: siate sempre pronti a rendere ragione della speranza che è in voi. Si può anche sostenere che (al di fuori delle sue competenze strettamente dogmatiche) la Chiesa abbia argomentato male, nel corso della sua storia, su tanti specifici punti in materia morale; ma non si può onestamente pensare che la dottrina della Chiesa si sia mai sottratta ad un serrato confronto razionale e antidogmatico su quello che è l’oggetto dell’etica, cioè il bene umano, e sulle giuste modalità di perseguirlo. Dietro (l’infelice) domanda di Maffettone traluce un atteggiamento sbagliato, che purtroppo sembra che in questi ultimi anni si vada diffondendo a macchia d’olio; un atteggiamento motivato in alcuni da ignoranza sulla realtà storica della Chiesa e della sua dottrina, ma in altri da una sorta di insofferenza (inconscia?) verso un corpo di dottrine, come quelle cattoliche, compatte, coerenti e soprattutto razionalmente giustificate: un corpo di dottrine che non si è mai chiuso pregiudizialmente in se stesso, ma ha sempre continuato ad attivare dibattiti e riflessioni. Maffettone ha perfettamente ragione a ricordare che la filosofia è qualificata da «dubbi permanenti», ma dovrebbe anche rilevare che mentre per alcuni filosofi i «dubbi permanenti» sono l’anticamera di un pigro relativismo, per altri – e in particolare per i credenti – essi fungono da stimolo incessante del pensiero. Il fatto che la dottrina etica della Chiesa abbia alle proprie spalle duemila anni di storia non è di per sé argomento bioeticamente vincente, per nessuno dei tanti tormentosi problemi propri del dibattito bioetico; ma è quanto basta per dare una risposta alla domanda che Maffettone si pone: non c’è proprio nulla di strano nel fare bioetica in consonanza (e non in ossequio cieco e pregiudiziale) con la dottrina della Chiesa, proprio come fanno Semplici e con lui tanti altri onesti studiosi
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