venerdì 19 ottobre 2007

SE LA MORTE ARRIVA CON LA RATA DEL MUTUO

L'uomo e' sempre piu' solo.
Ognuno coltiva il suo orticello e non e' per niente interessato di quello che sta accadendo all'orto del vicino.
L'importante e' essere lasciato in pace.
Non si desidera piu' condividere nulla.
L'uomo non spera piu' e non domanda piu'.
La nostra societa' sempre piu' dell'apparenza non ascolta piu',giudica ma non si mette in gioco.
Questa e' la morte di un uomo disperato!
Una volta il mutuo,un'altra il figlio disabile,un'altra ancora la malattia,la vecchiaia la solitudine.
Questa storia assomiglia un po' a quella che vi ho raccontato qualche giorno fa.
Quante storie come queste!!!
Troppe e troppa e' l'indifferenza.
Mentre si ascolta la notizia si continua la cena e si va avanti con indifferenza.
Ieri sera un padre ci ha telefonato e ci ha detto che una nostra scuola(cattolica) non avrebbe preso il figlio perche' essendo un caso difficile non poteva affrontare la spesa di un sostegno.
Un'amica ha commentato"se non ci sono i soldi!" e tutto e' finito li'
E' finita non per il padre e la madre e finita per tutti gli altri.
Pur non credendo piu' che le nostre scuole siano una risposta al bisogno dei nostri figli ritengo che quel grido debba essere ascoltato.
Ci sono stati genitori ,nel passato,che hanno perso la vita,per queste ferite.
Ogni grido non puo' essere spento ma deve essere abbracciato non puo' essere giudicato ma abbracciato.
Quante cose ci sarebbero da dire su quest'argomento!!!ora pero' siamo chiamati a pregare per questo povero padre.

Libero 19 ottobre 2007
di RENATO FARINA

Un operaio si è ucciso nelle Marche, a Tolentino, perché non ce la faceva a mantenere la famiglia. La moglie ha perso il posto già precario, proprio quando il figlio cominciava ad andare a scuola.



Guardiamo quest'uomo mentre al mattino va a lavorare. Il mutuo per la casa lo soffoca. Si era deciso a comprare un paio di locali nella palazzina dove stanno i suoceri. Una mano gliel'hanno data, all'inizio. Ma adesso? La cartella, le matite, la merenda e il grembiule del bambino. La moglie a casa che piange, e lui si vergogna, non ce la fa a chiedere altri prestiti.
Passano le ore, non sopporta l'idea di tornare la sera tra pareti fredde, con i conti che non quadrano. Lo sguardo dei compagni. L'idea di andare in banca e scoprire che gli interessi sono cresciuti, e non si riesce a far fronte.
Come pesa agli uomini perbene non saper mantenere i piccoli grandi impegni che sono tutto nella vita, il decoro e la decenza messi in forse da un probabile sequestro dell'appartamentino.
E la moglie gli ha appena detto che non la assumono da nessuna parte, ci proverà ancora, ma è disperata.
In un cantiere le corde non mancano. Si è impiccato.
Aveva poco più di quarant'anni. Bel premio per aver avuto il coraggio di rischiare, e mettere su famiglia.
Un figlio solo, per intanto, con due stipendiucci, si poteva farcela. Invece. Poche ore dopo il Papa, all'appuntamento di Pistoia già stabilito da mesi, ha mandato un messaggio forte, importantissimo: sembra una chiamata di responsabilità collettiva dinanzi a quel fatto, il commento di un uomo serio dinanzi alle tragedie economiche della gente comune in Italia.
Quell'operaio ci viene davanti agli occhi, con quella sua disperante solitudine
e assenza di riferimenti sociali. Qualcuno che gli abbia dato una possibilità: non c'era. Una volta c'era il mutuo soccorso.
Questa società si è frantumata.
Il Papa batte il pugno sul petto suo e dei cristiani. Chiama ogni uomo di buona volontà. Spiega i doveri di chi in questo mondo voglia impegnarsi per il bene comune e non solo per il suo ombelico.

Dice che è grave «la precarietà del lavoro: essa non permette ai giovani di costruire una loro famiglia, lo sviluppo autentico e completo della società risulta seriamente compromesso». Qualche rimbambito ha tradotto: Ratzinger è contro la legge Biagi, si esprime più finemente ma è tale e quale il rifondarolo Caruso. Non vale neanche per scherzo, il paragone.

Quell'operaio non merita di diventare un corpo da buttare tra le gambe di nessuno: né del governo Prodi; né tantomeno della legge Biagi, la quale ha cercato ed in parte sta riuscendo ad agganciare al mondo della produzione molte persone che altrimenti non ci sarebbero entrate se non in nero.

Il Papa chiede di ribaltare l'idea della politica, del sindacato e di mettere al centro chi deve mettere su famiglia, senza cui il mondo muore prima che non per il clima.

Il metodo ratzingeriano è quello di un cambiamento «antropologico». La formula è difficile, ma l'idea è chiara. Le leggi e le leggine servono come conseguenza di un'idea di uomo che non castri il suo desiderio di felicità e di responsabilità per gli altri.

Siamo al mondo per qualcosa o no? Ci sono dei doveri o no? E qui ha posto la questione del lavoro e dei giovani. Insieme a quella della vita e della famiglia.

Non per dimenticare gli anziani, ci mancherebbe. Ma il Papa propone di costruire una società che abbia a cuore il suo futuro, che non sia soltanto il prossimo week end o quella della data della mia pensione e gli altri peggio per loro.

E dunque le prime preoccupazioni della politica, del sindacato, di chiunque operi nel sociale non possono essere la tutela di chi è a posto, e il ristoro di cinquantasettenni vogliosi di mettersi a riposo per una quarantina d'anni pesando su figli e sui nipoti.

Anzi sui nipoti no, perché non ci saranno, come si fa a metterli al mondo se le risorse non vanno alle famiglie ma sono drenate da tasse per mantenere giovani pensionati?

Questo è il monito del papa. Non consolerà la vedova di quell'operaio e neanche l'orfano.
Propone una strada a chi resta perché la gente non sia più strozzata, e possa mettere su mattone su mattone una casa propria e quella comune.

E se uno scivola ci sia intorno qualcuno che ti tiene su. Non lo Stato, con le sue burocrazie. Ma una comunità dove ci siano presenze vive.
Persone che - credenti o no - riconoscano il dono della vita e la bellezza
dell'avventura umana. Ovvio: nessun governo e nessun sistema sociale può "organizzare la felicità" come ha promesso Prodi. Ma occorre che i governi consentano e aiutino chi costruisce opere e pratica la politica sulla base di uno slancio ideale.

L'incontro di Pistoia vede la presenza di cattolici militanti. Si tratta delle celebri "settimane sociali cattoliche". Dice il Papa: «Il compito della Chiesa è mediato, in quanto le spetta di contribuire alla purificazione della ragione e al risveglio delle forze morali, senza le quali non vengono costruite strutture giuste, né queste possono essere operative a lungo».

Nessun confessionalismo politico, Appunto, ma due o tre cose razionali: «Il rispetto della vita umana e l'attenzione per la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Non si tratta di valori e principi solo cattolici ma di valori umani comuni da difendere e tutelare, come la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato». E i tanti operai di Tolentino starebbero meglio.
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