sabato 6 ottobre 2007

IL DIRITTO DI MANGIARE E BERE


Il procuratore generale della Cassazione dice sì al sondino di Eluana

Tratto da IL FOGLIO del 5 ottobre 2007

La Corte di cassazione avrà da ieri sessanta giorni per decidere, ma il parere del sostituto procuratore generale è chiaro: Eluana Englaro, la ragazza di Lecco che dal 1992 versa in coma vegetativo dopo un incidente stradale, deve continuare a essere nutrita.



Nessuno, infatti, può definire accanimento terapeutico l’alimentazione con il sondino che la tiene in vita, ed è valido il decreto con il quale la Corte d’appello di Milano, nel dicembre del 2006, aveva stabilito il diritto di Eluana a non essere lasciata morire. Negli Stati Uniti erano stati i genitori di Terry Schiavo a lottare, contro la volontà del marito, perché alla loro figlia non venisse inflitta la morte per fame e sete (come per la Schiavo, tutte le funzioni vitali di Eluana sono attive: va solo alimentata, visto che non può farlo da sola). Nel caso di Lecco è invece il padre, Giuseppe, a reclamare da molti anni il “diritto a morire” della ragazza, appellandosi a una lontana ed estemporanea dichiarazione di volontà che Eluana avrebbe fatto quando era ancora perfettamente sana.

Ma la verità giuridica, umana e, per una volta, medica, una verità che il pronunciamento del procuratore generale Giacomo Caliendo rispecchia in modo esemplare, è che nessuno può stabilire che l’attuale vita di Eluana non sia tale. Eluana respira da sola, il suo metabolismo funziona, dorme. Vive, insomma. Nessuno può decidere che non manifestare coscienza di sé (ma chi può giurare di sapere che cos’è la coscienza, e che Eluana ne sia priva?) significhi essere morti. Negare il nutrimento a un essere che morirebbe semplicemente per la mancanza di quel nutrimento ha un solo nome, ed è omicidio. E poi, per decenza, lasciamo perdere la pietà. Possiamo provare comprensione per il padre di Eluana, per la fatica della sua situazione (è sempre lui, peraltro, mai la madre a reclamare pubblicamente la morte per la figlia). Ma vorremmo che ci venissero almeno risparmiati i commenti dei fan del suicidio assistito, dei Maurizio Mori, del solito Silvio Viale. E della vedova Welby, “sicura” (come?) che Eluana non soffrirebbe
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