martedì 23 ottobre 2007

UNA CULTURA CHE SRAGIONA

Mentre le tentazioni del fondamentalismo religioso sono oggetto di pubbliche censure, non lo sono quelle dell'ateismo militante. Eppure il '900 ha ben mostrato i loro esiti distruttivi. Un intervento del cardinale Carlo Caffarra • «La forza che ha reso il cristianesimo proponibile ad ogni popolo è stata la sintesi che esibiva fra fede, ragione e vita». Tre insidie per i cristiani di oggi • L'elevazione di una teoria scientifica, quella evoluzionistica, a filosofia prima, a spiegazione di tutta la realtà, è il segno di ciò che sta accadendo all'esercizio della ragione in Occidente
di mons. Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna

Tratto da Avvenire del 21 ottobre 2007

Il "grande sì" che in Gesù Cristo Dio ha detto all'uomo, alla sua vita e all'amore, alla nostra libertà e alla nostra intelligenza, costituisce il paradigma fondamentale dell'evangelizzazione e dell'intera attività pastorale secondo Benedetto XVI.

Egli ne vede una realizzazione inequivocabile nella Chiesa dei primi secoli. «La forte unità che si è realizzata nella Chiesa dei primi secoli tra una fede amica dell'intelligenza e una prassi di vita caratterizzata dall'amore reciproco e dall'attenzione premurosa ai poveri e ai sofferenti ha reso possibile la prima grande espansione missionaria del cristianesimo nel mondo ellenistico-romano» (discorso al Convegno ecclesiale di Verona, ndr). La forza spirituale che ha reso la proposta cristiana proponibile ad ogni uomo e ad ogni popolo, è stata la sintesi che essa esibiva fra fede, ragione e vita. Non era una "religione mitica" né una "religione civile": semplicemente si presentava come la religione vera. Cioè: risposta adeguata alle domande ultime che la ragione pone nel cuore dell'uomo.

In un testo pubblicato prima della sua elezione al pontificato, il cardinale Ratzinger pone nei termini seguenti la domanda fondamentale per la Chiesa oggi: «Perché questa sintesi non convince più oggi? Perché la ragione e il cristianesimo sono, al contrario, considerati oggi come contraddittori e addirittura escludentesi? Che cosa è cambiato nella prima e che cosa è cambiato nel secondo?» ( Fede Verità Tolleranza.Il cristianesimo e le religioni del mondo , Cantagalli 2004, pag. 184).

Questa condizione è andata ulteriormente intensificandosi in questi tre anni successivi a quando venivano scritte queste parole. È in atto in Europa il tentativo di mostrare che la proposta religiosa come tale è da respingere poiché genera una vita umana non buona, non secondo ragione.


La categoria teoretico-pratica mediante la quale si introduce questa "proposta anti-cristiana" nella vita associata, è la definizione di laicità intesa come delegittimazione della presenza di ogni visione religiosa nel dibattito pubblico. La riflessione sul tema della laicità ha acquisito quindi in questi ultimi anni un'importanza decisiva.

Non è possibile qui indicare e percorrere compiutamente le tappe del cambiamento intervenuto sia nella ragione sia nel cristianesimo, e che ha avuto come capolinea la situazione appena descritta dal testo citato del cardinale Ratzinger.

Nel discorso di Verona il Santo Padre vi accenna. Ma prima c'era stato il grande discorso di Regensburg, purtroppo appiattito sulla polemica del rapporto coll'Islam; c'era stato il grande discorso alla Curia Romana del 22 dicembre 2005.

Penso che in un contesto come questo sia più importante partire da due domandein un certo senso "introduttorie" al grande tema. E le domande sono le seguenti: che cosa è veramente in questione quando il Santo Padre individua nell'unità fede-ragione-carità la prima esigenza oggi nella Chiesa? E la seconda: che cosa è a rischio nella proposta cristiana e quindi dal punto di vista cristiano nell'umanità di ogni uomo se non si ricostruisce quell'unità? Cercherò ora di rispondere a ciascuna di esse.

L'unità fede-ragione-carità si reggeva sul fatto che la conversione a Cristo e la conseguente iniziazione cristiana era l'incontro vissuto, prima che pensato, fra un uomo che colla sua ragione osava porre le domande ultime circa la realtà e non metteva limiti nel soddisfare il desiderio di sapere la risposta definitiva, e la proposta della fede cristiana che si esibiva come risposta vera alle domande ultime della ragione, affermando che il "fondo della realtà" è l'Amore: Dio è carità. Più brevemente. La ragione desidera sapere la spiegazione ultima della realtà. La fede si propone come risposta vera a questo desiderio. E la risposta della fede è che la spiegazione ultima della realtà è l'Amore, perché Deus caritas est .

L'incontro della fede cristiana colla ragione nella sua "pretesa" di conoscere le verità ultime del destino umano è un'esigenza intrinseca alla fede; e la filosofia greca fu la prima a registrare questa ricerca della ragione in forma rigorosa. La fede risponde che la realtà ha una sua intrinseca intelligibilità, fino in fondo, poiché "in principio era il Logos". Ma questo è solo una metà della risposta. L'altra metà è che la fede rivela che la verità ultima, "il fondo della realtà", è un Dio che ama l'uomo ed entra nella sua storia fino a condividerne in tutto la condizione. Logos e Agape coincidono: il Logos che sta al principio è Agape, e l'Agape è la spiegazione ultima del tutto.

A questo punto prima di procedere, devo chiarire un equivoco possibile che farebbe perdere tutta la portata della riflessione seguente. Ho parlato di "ragione", "ricerca", "risposta vera". Non vorrei che qualcuno pensasse ad una sorta di accademia di filosofi; ad un cristianesimo che si riduca ad una "filosofia prima". Quando si parla di "ragione" si intende la capacità dell'uomo di porsi consapevolmente nella realtà e in rapporto colla realtà, cioè di "fare cultura". La cultura infatti è il modo specifico dell'uomo di esistere. Non limitate il concetto di cultura ai… libri. Essa è ciò che fa essere l'uomo semplicemente uomo. La radice della cultura così intesa è, come annotava Tommaso d'Aquino, la ragione e la tecnica: «Genus humanum arte et ratione vivit » (in Arist.Post.Analyt.1 ). Quando si parla della fede come risposta vera si intende quindi dire che la proposta cristiana è la proposta fatta all'uomo di porsi nella realtà ed in rapporto alla realtà nel modo vero, buono e giusto. Gesù spinge il giovane a seguirlo poiché questi gli aveva fatto la domanda ultima circa la vita eterna. Pietro rimane con Gesù comunque perché solo Lui ha parole di vita eterna. Marta anche di fronte al sepolcro di suo fratello sa comunque che Gesù è la risurrezione e la vita.

Si può porre in questione l'unità fede-ragione- carità dal punto di vista di ciascuno dei tre termini. Se la messa in questione avviene perché si mette in questione la dimensione veritativa della proposta cristiana (cosa oggi abbastanza frequente, come risulta dall'idea che si ha di tolleranza), è «messo in questione» l'evento stesso della Rivelazione, l'atto con cui Dio si rivela e rivela il suo progetto circa l'uomo. Esso cessa di essere Parola -veicolo di un significato -per divenire semplicemente un simbolo, una metafora dello sforzo dell'uomo di entrare nel mistero. E le diverse religioni si presenterebbero soltanto come immagini di Dio relative alle diverse culture e tradizioni.

Porre la domanda se esista una religione vera, in questo contesto non ha più senso.


Se si pone in questione l'unità fede- ragione dal punto di vista della ragione, ciò avviene perché la ragione si è auto-imprigionata dentro gli spazi del verificabile e del quantificabile, ritenendosi incapace di andare oltre a quei confini. Col risultato di porre all'origine di tutto la materia-energia, il caso e la necessità, qualcosa dunque in sé privo di intelligibilità. L'elevazione di una teoria scientifica, quella evoluzionistica, a filosofia prima, cioè a spiegazione potenzialmente radicale di tutta la realtà, è il segno più chiaro di ciò che sta accadendo dentro all'esercizio della ragione in Occidente.

Il terzo termine del rapporto, la carità, subisce le conseguenze più radicali dalla scissione fra fede e ragione. Per dirla colle parole di Benedetto XVI, avviene e sta avvenendo «un autentico capovolgimento del punto di partenza della nostra cultura, che era una rivendicazione della centralità dell'uomo e della sua libertà». Se il fondo della realtà è il caso e la necessità, parlare di libertà non ha più senso e quindi non ha più senso parlare di amore. Si può solamente parlare di organizzazione fra individui estranei gli uni agli altri e alla ricerca della propria utilità. E pertanto parlare di beni umani comuni sui quali non cade la contrattazione sociale fra interessi opposti -i beni non negoziabili -non ha più senso: tutto è negoziabile poiché non esiste più nulla di incondizionatamente buono e giusto. Si va verso un'etica sempre più funzionale alle esigenze della vita sociale.

Qualcuno potrebbe dire: "tanto peggio per l'etica!". In realtà è "tanto peggio per l'uomo"! Una ragione ridotta al calcolo è incapace di mostrare che esista un bene incondizionato. In linea di principio anche la soppressione di un innocente potrebbe essere giustificata.


Sono già arrivato alla seconda domanda: che cosa è a rischio nella proposta cristiana e quindi per la dignità di ogni uomo, se l'unità fede-ragione-carità non si ricostruisce? Nella proposta cristiana viene messa a rischio la sua capacità di dirsi: di dare ragione della propria speranza. L'evangelizzazione si riduce in fondo ad essere "esegesi del testo biblico"; più ad im-porre, che a pro-porre un progetto di vita. Ricorrendo al vocabolario di San Bonaventura, direi che la proposta cristiana è fatta in fondo esclusivamente e prevalentemente per modum narrationis piuttosto che nel modus perscrutatorius sive ratiocinativus sive inquisitivus (cfr. I Sent.,proemii q.2 arg. 4 e concl; Quaracchi I, 10-11). Se la domanda dell'uomo non entra prepotentemente nella proposta cristiana, questa verrà accolta -se viene accolta -come un momento periferico della vita o come una consuetudine socialmente, per il momento, ancora importante.

La gravità del rischio risulta però più chiaramente se lo consideriamo dal punto di vista della persona umana: se non ricostruiamo l'unità fra fede-ragione-carità è la persona umana che è in pericolo, come ho già accennato. E questo spiega perché la ricostruzione di questa unità sia il grande obiettivo del pontificato di Benedetto XVI. «La storia del Novecento -è stato scritto - ha inequivocabilmente dimostrato che anche l'ateismo può indurre nell'animo umano passioni distruttive: tuttavia, mentre le tentazioni del fondamentalismo religioso sono costantemente l'oggetto di pubbliche censure, quelle dell'umanesimo esclusivo restano tuttora sottostimate. Finché non si colma questa lacuna, la nostra autocomprensione soffrirà di un ingiustificato strabismo» (N. Genghini, Identità Comunità Trascendenza. La prospettiva filosofica di Ch.Taylor , Studium 2007, pag. 169). Anche J. Habermas parla del "disfattismo" che cova dentro «sia nella declinazione post- moderna della "dialettica dell'illuminismo" sia nello scientismo positivistico». Quali sono questi "germi di disfattismo"? Alla luce del magistero di Benedetto XVI risponderei nel modo sintetico seguente: l'incapacità della ragione [che si è autolimitata al verificabile] a custodire i presupposti teoretici e pratici della originalità propria dell'humanum . Più brevemente e semplicemente: l'incapacità della ragione a custodire la dignità propria della persona umana.

Vorrei spiegare un poco questo punto di fondamentale importanza per capire il "dopo-Verona". La modernità era partita dall'affermazione della centralità, della dignità del soggetto, della persona. Da essa era arrivata a conclusioni sia teoretiche che pratiche [es. l'impresa scientifica, la democrazia politica, l'affermazione dei diritti fondamentali…]. Ora assistiamo ad una grande fatica di mantenere salde quelle conclusioni, perché non siamo più capaci di custodirne la premessa antropologica. Anzi ormai questa stessa è negata: l'uomo non è né diverso dalla né superiore alla materia che lo ha prodotto.


Come uscire da questa condizione? Ponendo nuove premesse, creando cioè una nuova forma di cultura che offra all'uomo di oggi la possibilità di collocarsi nella realtà e di assumere il proprio destino, in misura adeguata alla sua dignità. Il Santo Padre designa questo modo di essere della Chiesa nel mondo di oggi in vari modi: «allargare gli spazi della ragione», «unità fra verità ed amore», «ricostruire l'unità fra una fede amica dell'intelligenza e una prassi di vita caratterizzata dall'amore reciproco e dall'attenzione premurosa ai poveri», «logos e agape». Concludo questo secondo punto richiamando l'attenzione su ciò che soprattutto insidia l'evangelizzazione oggi. Mi sembra che secondo Benedetto XVI siano soprattutto tre le insidie, strettamente connesse.

La prima è l'incapacità della proposta cristiana di entrare nell'uso pubblico della ragione pratica, nell'agorà della discussione e della deliberazione pubblica. Tradizionalmente ciò avveniva mediante la categoria della legge naturale: una fede che purificava e sosteneva la capacità della ragione a progettare una buona vita umana.

La seconda è alla base della prima. È costituita dal tentativo sempre presente di "de-ellenizzare" il cristianesimo: è stato uno dei grandi temi di Regensburg. È il tentativo che porta a considerare il rapporto, il legame fede e ragione qualcosa di relativo, di contingente, e quindi superabile. La terza è che il cristianesimo diventi tradizione umana e religione di Stato, addomesticando la voce critica della ragione.

È stata questa una delle ragioni della permanente conflittualità fra la proposta cristiana e l'esperienza che l'uomo stava vivendo nella modernità. Uno degli apporti del Concilio Vaticano II è stato di aver aiutato la Chiesa ad uscire da questa impasse, come Benedetto XVI ha mostrato nel famoso discorso del 22 dicembre 2005.


La lectio

Al «Veritatis Splendor» «La ragione, una figlia cara alla Chiesa». Questo il tema della lezione magistrale (di cui qui pubblichiamo ampi stralci) svolta ieri sera dal cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, nel corso di un incontro, promosso dall’Istituto Veritatis Splendor e dal Centro Culturale Enrico Manfredini ad un anno dal discorso di Benedetto XVI al Convegno nazionale della Chiesa italiana a Verona. L’iniziativa ha segnato anche l’avvio delle attività dell’Istituto Veritatis Splendor per quanto riguarda il nuovo settore di ricerca e formazione "Fides e Ratio" che proporrà nel corso dell’anno 2007-2008 presentazione di libri, gruppi liberi di studio, seminari aperti a docenti e studenti universitari su evoluzione e creazione e sulle biotecnologie. Si prevede anche, nel 2008, l’organizzazione di un convegno di studi a dieci anni dall’enciclica di Giovanni Paolo II "Fides e ratio". (S.And.)



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