lunedì 28 aprile 2008

IL SOLITO RITO DELLE FESTE LAICHE COMANDATE

di Gianni Mereghetti
Tratto da Il Sussidiario.net il 26 aprile 2008

25 aprile, festa della Resistenza, 1° maggio, festa dei lavoratori, 9 maggio giornata della memoria delle vittime del terrorismo: sono quindici giorni questi in cui si rischia di andare in overdose. Forse è venuto il tempo di prendersi il coraggio non tanto di contestare queste ricorrenze civili, quanto di rivederne le modalità, che ormai soprattutto tra i giovani e dentro le scuole sono vecchie e superate.

Che sia ideologico l'approccio a queste ricorrenze è indiscutibile, e anche la retorica del "sono feste di tutti" è frustra, perché quel "di tutti" porta in sé che celebrarle in un certo modo sia di tutti! D'altro canto che alla maggioranza dei giovani importi poco o nulla è altrettanto evidente, e che certi adulti o vecchietti si straccino le vesti per questo è patetico, dovrebbero chiedersi perché mai i giovani vedano nel 25 aprile o nel 1° maggio nient'altro che l'occasione per tirare un po' il fiato nel rush finale del loro anno scolastico.

È tempo di finirla con la retorica ideologica delle festività civili, fa parte di un mondo che ormai è finito e, anche se i giovani sembreranno a molti dissacratori di momenti fondamentali della lotta per la libertà, ben venga il rifiuto di un modo di festeggiare che non ha nulla a che fare con la realtà. Occorre ribaltare l'approccio, non più chiedersi cosa venga da quei giorni o da quei momenti, ma che cosa vi sia dentro la convivenza civile dell'oggi che porta a riandare a quelle lotte, a quelle tragedie, a quegli esempi di idealità. Urge dare un taglio netto all'ideologia, quella che porta a dedurre da momenti, tra l'altro spesso ipostatizzati, il valore dell'oggi, e andare a scoprire nel presente le questioni serie della convivenza civile e la presenza di un impegno per la libertà, tale da saper abbracciare chiunque ha segnato la storia di tale impegno. Le celebrazioni di questi giorni potranno essere efficaci e potranno trovare nuove modalità, solo se si partirà dal presente, dall'impegno della propria umanità con l'oggi, dalla sfida della libertà che i giovani sentono quanto mai viva, altrimenti sarà la solita minestra riscaldata e la solita polemica che anche quest'anno domina la piazza e che interessa chi vuole reimporre un'ideologia ormai in stato comatoso.
Per questo fanno bene i giovani a rifiutare non tanto il 25 aprile o il 1° maggio o di fermarsi un minuto dentro le scuole il 9 maggio, quanto la modalità con cui vengono proposte. Devono però, dobbiamo però sfondare il rifiuto o l'indifferenza dei più con l'urgenza dell'oggi, e lo può fare chi là dove vive, studia o lavora lotta per la dignità e la libertà sua e di tutti. Solo l'impegno con il proprio presente può abbracciare l'impegno di tanti uomini che ci hanno consegnato non un'ideologia con cui imbavagliare la vita, ma un appassionato impegno a fare delle proprie esigenze di verità e di giustizia l'orizzonte della convivenza umana.

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